Guida al mio primo acquario marino
– PRIMA PARTE –

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Guida al mio primo acquario marino - PRIMA PARTE -


Questo articolo è dedicato a tutti coloro che si affacciano per la prima volta al meraviglioso mondo dell’acquario marino e non hanno né tempo, né voglia, di leggersi un paio di buoni libri sulla biologia dei mari tropicali (anche se sarebbe bene che lo facessero). Credo tuttavia che sia una buona lettura anche per tutti quelli che, mal consigliati da amici maldestri o negozianti poco esperti, si ritrovano a gestire vasche malfatte, che mai funzioneranno a dovere.
La vasca che abbiamo scelto, un cubo da 45 centimetri per lato con capienza 90 litri, ha valore indicativo e rappresenta una sorta di “compromesso” tra gli acquari più grandi, più facili da gestire ma anche molto più costosi, e quelli più piccoli, che a differenza di quel che si pensi sono più difficili, perché qualsiasi errore in poca acqua si paga subito. Fatte queste dovute premesse, cominciamo.

Il filtro? dimenticatelo.

La prima cosa da sapere è che un moderno acquario marino che ospiti in prevalenza coralli non ha bisogno di filtro, né interno né esterno. Dimenticatevi quindi lana, cannolicchi e tutto il resto dei materiali che si usano in acqua dolce. Il motivo è semplice: i suddetti materiali nel minireef non vanno bene perché, sporcandosi, portano a un accumulo e al successivo rilascio in acqua di nitrati e altre sostanze di rifiuto incompatibili con la vita dei coralli che vogliamo allevare. Certo, se uno vuole allevare pesci e nient’altro i nitrati non importano più di tanto e i cannolicchi vanno bene, ma stiamo parlando di un altro acquario.
Ma se non c’è un filtro, interno o esterno che sia, chi purifica il nostro acquario? Risposta: le rocce vive. O meglio, la miriade di batteri che, anziché stare in un filtro, pullulano all’interno delle cosiddette rocce vive, null’altro che frammenti di roccia delle scogliere tropicali, che vengono importati e regolarmente venduti nei negozi o nei siti di acquariologia. Queste rocce, ricche di animaletti e concrezioni varie, arrivano così nei nostri acquari, dove come abbiamo detto svolgono la loro benefica azione purificante al posto del tradizionale filtro.

Due parole sulla sabbia.

E la sabbia? Anche la sabbia è un filtro come pensano molti? Risposta: sì e no. Nei cosiddetti acquari DSB, cioè Deep Sand Bottom, che significa più o meno “fondo di sabbia alta”, si usa stendere sul fondo della vasca uno strato di sabbia di circa 10-12 centimetri, che come le rocce si riempie di una miriade di microrganismi benefici. In tal caso, la sabbia è utile e fondamentale. Bisogna però dire che, soprattutto per un neofita, il sistema DSB un po’ impegnativo e richiede un certo tipo di competenze. Dunque qui ci occuperemo di un altro tipo di acquario, il cosiddetto “berlinese”, che anziché essere DSB è BB: cioè Bare Bottom, che significa “fondo nudo”, ossia senza sabbia.
A questo punto potreste chiedervi: ma non esiste una via di mezzo? Non è possibile, cioè, mettere comunque uno straterello di sabbia, diciamo tre o quattro centimetri, quantomeno a scopo estetico? Risposta: no, non è possibile. Se lo strato alto del DSB è benefico, la poca sabbia è solo un ricettacolo di sporcizia che rovina il sistema acquario. Quindi, per il nostro cubo berlinese, niente sabbia. Se non vi piace il fondo “nudo”, sappiate che molti coralli si presteranno a fare da elegante copertura delle zone spoglie.

L'acqua? "Fatta in casa".

Andiamo avanti. Veniamo all’acqua. Quale acqua per il nostro cubetto marino? Scordatevi quella che esce dal rubinetto, così com’è va bene per noi ma non per l’acquario. Quindi va modificata, purificata. Molti negozi vendono quest’acqua “pura” già pronta, sia dolce, da mischiare poi con il sale apposito, sia già salata. Ma comprare l’acqua dai negozi, andando lì con la nostra tanichetta, è un grosso errore. Perché? Perché, pur essendo in buona fede, i negozianti hanno grandi impianti di depurazione che spesso non sono controllati a dovere, quindi l’acqua che ne esce non è ottimale. Credetemi: spesso i problemi di un acquario che non va sono spesso riconducibili a quest’acqua di partenza.
E allora? Allora si deve fare da soli. Dobbiamo produrre noi l’acqua per il nostro acquario, prevedendo l’acquisto di un piccolo impianto a osmosi inversa: in pratica, un apparecchietto che si attacca al rubinetto e, attraverso un sistema di membrane e materiali filtranti, fa sgorgare acqua purissima. Attenzione: l’impianto a osmosi inversa per uso acquariologico si compra nei negozi o online, per il nostro cubetto ne basta uno piccolo, costa meno di 100 euro. Ma è fondamentale. Aggiungete alla spesa un piccolo misuratore a stick di tds, che cioè misura la quantità di sali disciolti e quindi la purezza dell’acqua prodotta. La misurazione dovrà dare 0 tds. Quella, e solo quella, è l’acqua che useremo per il nostro acquario.

Luce e movimento.

La luce nei nostri cubetti è fondamentale per la vita: pensate, la stragrande maggioranza dei coralli non vivrebbero senza una luce adeguata, per il semplice fatto che nei loro tessuti vi sono microalghe che hanno bisogno di compiere la fotosintesi. Quale luce scegliere? Io starei su una plafoniera a led per acquari di adeguata potenza, per un cubo di 45 cm di lato ce ne sono tante, per l’intensità dipenderà anche dagli animali che alleveremo. Diciamo che su novanta litri lordi io uso circa cento watt di led, ma è un’indicazione vaga, può bastare anche meno potenza.
Quanto al movimento, è necessario che l’acqua del marino sia sempre ben mossa, soprattutto in superficie, per il benessere dei coralli. A tale scopo si usano le cosiddette pompe di movimento, molte delle quali sono studiate apposta per rendere questo movimento il più vario possibile, creando anche una specie di moto ondoso. Diciamo che su 90 litri lordi andranno bene due pompe, io uso due jebao con flusso variabile tra i 500 e i 4500 litri orari e le tengo quasi al massimo ma poi dipende dall’arredamento. Diciamo che è importante che la superficie sia mossa, quasi agitata, e all’interno ci sia una certa corrente in ogni punto dell’acquario. Io uso anche una pompa più piccola, da 900 litri orari, posizionata in basso dietro la crociata, ma non è obbligatoria.

Schiumatoio, osmoregolatore, riscaldatore.

Ci sono infine altri tre accessori che non devono mancare nel nostro cubo: lo schiumatoio, l’osmoregolatore e il riscaldatore/termostato. Il primo è una sorta di filtro che, attraverso la schiumazione, estrae dall’acqua sostanze proteiche e altri inquinanti, facilitando il “lavoro” delle rocce. Il secondo è un sistema che rabbocca automaticamente l’acqua che evapora: questo è fondamentale, perché, dal momento che a evaporare è solo l’acqua dolce, senza rabbocco la concentrazione di sale nell’acquario aumenterebbe sempre più e il sistema collasserebbe. Quanto al riscaldatore/termostato, visto che l’ambiente che andiamo a ricreare è tropicale, è ovvio che la temperatura vada sempre mantenuta tra i 23 e i 25 gradi circa.

Con sump o senza sump?

Ma dove la metto tutta questa attrezzatura? Anche qui, bisogna fare alcune distinzioni. La maggioranza degli acquari, specie quelli più grandi del nostro, hanno la sump: si tratta di una vasca a scomparti posizionata nel mobile sotto l’acquario, in cui si alloggiano schiumato, riscaldatore, osmoregolatore e altri accessori. L’acqua dell’acquario scende in sump attraverso un troppopieno, viene trattata e infine riportata in vasca attraverso la cosiddetta pompa di risalita. Il vantaggio è notevole: il volume complessivo d’acqua aumenta e si ha la possibilità di lasciare la vasca principale libera, senza alcun accessorio. Non tutti però hanno la possibilità e lo spazio di avere un mobile con sump: io per esempio in questo momento non ce l’ho e per questo nel mio cubo lo schiumatoio, il riscaldatore e il sensore per il rabbocco sono posizionati in vasca, in un angolo. Dipende un po’ quindi dallo spazio, l’importante è sapere che un acquario piccolo, entro i 100 litri, funziona altrettanto bene con sump o meno.

Cosa occore e come procedere.

Ecco gli “ingredienti” che servono per mettere su un acquario marino (per esempio dimensioni 45 per 45, 90 litri):
- Vasca
- Riscaldatore/termostato
- Termometro
- 2 Pompe di movimento
- Pompa di risalita (se c’è la sump)
- Osmoregolatore con vasca di rabbocco
- Schiumatoio interno o da sump
- Plafoniera a led
- Rifrattometro
- Sale marino
- Un paio di secchi in plastica
- Rocce vive di buona qualità, 12 - 15 kg
- Test per Ca, Mg e KH
- Test per Nitrati e Fosfati

Step by step

1 Posizionate la vasca e gli accessori. Riempite la vasca con acqua di osmosi fino a circa tre quarti. Aggiungete un buon sale nella giusta proporzione, circa 36 grammi per litro. Nel nostro cubo da 90 litri di capienza, bisognerà aggiungere circa 3.240 grammi di sale.
2 Azionate le pompe di movimento e aggiungete ancora acqua fino a circa 3 cm dal bordo della vasca. Attaccate il termostato/riscaldatore tarato a 24 gradi.
3 Lasciate acqua e sale in movimento per alcune ore, finché la soluzione diventa limpida. A questo punto, con il rifrattometro, misurate la densità: deve essere circa 35 per mille. Se è maggiore o minore, regolate aggiungendo sale o acqua dolce.
4 Dopo un paio di giorni è il momento di inserire le rocce. Cercate di creare una rocciata ariosa, leggera, con molti anfratti. Dopo avere trovato la disposizione giusta e stabile, accendete lo schiumatoio, le pompe di movimento che puntino un po’ verso la superficie, e plafoniera, da subito, con 10 ore di luce giornaliera: la maturazione partirà da questo momento. Ora servirà solo pazienza.
5 A mano a mano che i giorni passano, noterete che il sistema inizia a vivere. Dalle rocce, specie a luce spenta, spunterà una miriade di organismi: piccoli crostacei, vermetti, lumachine, piccoli spirografi, spugne e quant’altro. È un ottimo segno. Inoltre, dopo quindici giorni circa, compariranno le prime alghe: dapprima quelle marroni, poi quelle verdi. Non sono belle da vedere ma fanno parte della maturazione: lasciatele crescere, andranno a mano a mano via da sole, di solito nel giro di un mese o due.
6 A circa un mese dall’avvio (ma c’è chi lo fa prima) è il caso di fare i primi test dei valori. Senza volermi addentrare nella chimica, dirò qui che i valori essenziali da tenere d’occhio sono quelli della cosiddetta triade, e cioè: calcio (Ca), Magnesio (Mg) e durezza carbonatica (KH). Si misurano con i rispettivi test che si trovano in commercio e che bisogna assolutamente procurarsi. I valori giusti della triade, all’incirca, sono i seguenti: Ca 400-440, Mg 1260-1400, KH 7-8. Non preoccupatevi troppo se al primo test i valori sballano un po’ , ci sarà modo di correggerli. L’importante è che non ci siano squilibri enormi rispetto ai riferimenti che vi ho dato.
7 Altri due test importanti da fare a un mesetto circa dall’avvio sono quelli degli inquinanti, e cioè i nitrati (NO3) e i fosfati (PO4). Il valore ideale dei nitrati in un marino è di circa 1-2 mg/litro, mentre quello dei fosfati è di 0,01-0,03 mg/litro. Può darsi che in questa fase riscontriate valori più alti, ma vedrete che tenderanno ad abbassarsi.
8 Una volta fatti i test e appurato che i valori sono nella norma e le alghe in regressione, aspettiamo ancora tre o quattro settimane e poi possiamo inserire i primissimi animali. Per esempio due o tre lumache, utili anche a brucare le alghe, magari un gamberetto, un paguro. Sono anche ottime “cavie” per vedere che tutto sia a posto. Da questo momento potete cominciare anche a fare un primo cambio d’acqua, del 25 per cento circa. Poi andrete avanti a fare un cambio settimanalmente del 10 per cento, alcuni lo fanno anche ogni 15 giorni, è soggettivo.
9 Lasciate passare altri quindici giorni, fate un altro giro di test....Se tutto è ok, a un paio di mesi dall’avvio il vostro cubo è pronto per i primi coralli (c’è chi riduce di molto i tempi, ma fidatevi, mai come in acquariofilia la pazienza paga).

Il mantenimento dell'acquario.

Sarebbe bellissimo che il nostro acquario marino, una volta maturo, andasse avanti da sé, ma questo ahimè è pura utopia. Ciò non significa che dobbiate perderci ore: con pochi accorgimenti giornalieri e una mezz’ora ogni weekend dovreste cavarvela.

Controllo dell'acqua e dei valori.
Cominciamo con il controllo dell’acqua. Come abbiamo già detto, i nostri coralli vivono a meraviglia se si mantengono sotto controllo determinati valori, e cioè principalmente la triade (Ca, Mg e KH) e gli inquinanti (NO3 e PO4). Per fare in modo che la triade rimanga stabile (dal momento che i coralli consumano di continuo gli elementi) si usano principalmente tre sistemi: la reintegrazione degli elementi a mano, con gli appositi liquidi A+B (per gli acquari più piccoli), il metodo balling con pompe dosometriche (per il quale rimando all’ottimo articolo riportato su questo sito) e il reattore di calcio.
Quale sistema usare dipende da molti fattori. Per in nostro acquarietto di esordio io direi di usare il primo, cioè l’aggiunta di A+B: è un po’ una scocciatura perché le aggiunte vanno fatte a mano, ma per il principiante è una soluzione accettabile e più controllabile. Altrimenti punterei dritto sul balling. Attenzione però, le integrazioni non vanno fatte a caso. Bisogna prima fare i test, che io dalla maturazione in poi consiglio di fare ogni settimana. Testate il calcio, il magnesio e il KH che, come ho già detto, devono attestarsi più meno sui seguenti valori: calcio 400-440, magnesio 1250-1400, KH 7-8. Questi valori, a seconda della concentrazione di coralli, tenderanno ad abbassarsi, ed è per questo che a mano a mano bisognerà integrarli con soluzioni bilanciate, che non privilegiano un elemento o un altro ma tengono appunto equilibrato il rapporto tra i tre elementi. Starà a voi, facendo i test, regolarvi e stabilire la quantità di integratori da aggiungere e ogni quanto.

Il cambio parziale dell'acqua.
Una delle operazioni fondamentali svolgere ogni settimana, o al massimo ogni quindici giorni, è il cambio di circa il 10 per cento dell’acqua. Occorrono solo un paio di secchi di plastica pulitissimi, meglio se nuovi e che adibiremo solo al nostro acquario, il rifrattometro, una bilancina per alimenti, una piccola pompa di movimento, un piccolo riscaldatore e il sale. Riempite il secchio di acqua osmotica, versate la giusta quantità di sale (circa 36 g per litro), inserite il riscaldatore e la pompetta, azionateli e pazientate qualche ora affinché l’acqua sia pronta. Poi misurate la salinità con il rifrattometro, portatela al 35 per mille se necessario con piccole correzione. Infine, levate con un tubo la giusta quantità dall’acquario e, con molta lentezza, immettete l’acqua nuova.

Giorno per giorno.
Un rapido controllo giornaliero non guasta. Guardate che tutto funzioni, pulite se necessario il vetro con le apposite calamite, date un’occhiata agli animali, controllate la temperatura, rimuovete dal fondo eventuali resti organici. E, soprattutto, godetevi la bellezza di un piccolo microcosmo che sta ber “sbocciare” ed evolversi.

Per ora ci fermiamo qui. In un prossimo articolo parleremo dei primi animali da inserire e della loro cura e alimentazione. A presto.

autore: Metello Venè


Fig. 1 Avvio acquario marino, primo riempimento.

Fig. 2 Introduzione delle rocce vive e realizzazione della "rocciata".

Fig. 3 Fase di maturazione dell'acquario, fase algale.

9 Comments

  1. FABIO ha detto:

    SOLO ORA SONO RIUSCITO A LEGGERE I VOSTRIAPPROFONDIMENTI SUI VARI TEMI, SPIEGAZIONI SEMPLICI CHIARE ED ESAUSTIVE . GRAZIE MILLE

    • emanuele d'ippolito ha detto:

      Bravissimi spiegazioni molto esaustive però vi prego ditemi la potenza della pompa di risalita a un acquario 45x45x45 totale 90 litri più 30 litri di samp grazie anticipatamente

  2. Massimiliano ha detto:

    Splendido articolo , con parole semplici e chiare anche per un neofita.
    Sarebbe possibile avere informazioni per un acquario marino tropicale di pesci e coralli ( solo molli e alcuni LPS ) da 340 lt ?
    Vi ringrazio anticipatamente .
    Saluti
    Max

  3. francesco ha detto:

    Ottima guida per un neofita: chiara , linguaggio semplice, esempi pratici…. Complimenti

  4. erjilopterin ha detto:

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